Quale tecnica scegliere per operarsi alla prostata?

    DOMANDA

    Gentilissimo Professore,
    se dovesse farsi operare al tumore alla prostata cosa sceglierebbe, la robotica o l’operazione a cielo aperto specie se dovessimo salvare i nervi erigendi, quindi il nerve sparrin.
    Il mio urologo non usa la robotica e dice che i risultati funzionali e oncologici sono sovrapponibili se non addirittura migliore con la chirurgia a cielo aperto.Lei cosa consiglierebe a un fratello.Grazie

    RISPOSTA

    L’intervento di prostatectomia radicale si può eseguire in molti modi: a cielo aperto per via sovrapubica, a cielo aperto per via perineale, con laparoscopia per via transperitoneale in laparoscopia per via extraperitoneale, in laparoscopia robotica.
    L’unico studio controllato pubblicato da Scardino e Guilloneau dello Sloan Kettering Memorial di New York ha confrontato la chirurgia a cielo aperto con la laparoscopia ed ha dimostrato l’equivalenza da un punto di vista oncologico con un vantaggio a cielo aperto per la continenza. La robotica, teoricamente, senza che nessuno studio abbia verificato questa ipotesi, dovrebbe migliorare la precisione delle suture e quindi della continenza. Per quanto riguarda il risparmio dei nervi, è vero che con la laparoscopia e quindi con la robotica si ha una visione migliore dei tessuti da dissecare, ma i nervi vengono risparmiati o meno a seconda dello stadio del tumore: in ogni caso il risparmio dei nervi anche nelle migliori tecniche e intenzioni è un punto aleatorio in quanto i nervi vengono disturbati da moltissime interferenze, fisiche e meccaniche, che durante un intervento devono essere usate ma non possono essere garantite.
    In conclusione, la mia esperienza mi dice: non sceglierei io la tecnica, direi al medico di cui ho fiducia “tu cosa sai fare? la sai fare bene?, qual’è la tua esperienza, quali sono i tuoi risultati?”. In altre parole: non interessiamoci come vengono fatte le cose, chi non è del mestiere non ha la competenza né l’esperienza, ma quali sono i risultati. Nella prostatectomia radicale non sono i tre o cinque giorni di degenza in più o meno che ci cambiano la vita ma se: 1. le indicazioni all’intervento sono corrette,
    2. l’intervento viene condotto correttamente
    3. il tumore viene asportato completamente (anche se lo si saprà a distanza)
    4. le funzioni urinarie sono riprese completamente entro 3 mesi.
    Tutto il resto sono impressioni soggettive.