DOMANDA
Gent.mo Prof. Graziotti,Le riassumo la situazione di mio padre(65 anni),paziente affetto da artrite reumatodie da 16anni.Nel mese di gennaio gli è stato diagnosticato un carcinoma al rene sx-a cellule chiare-con metastasi ossee(C3,D4 e non certe a livello D8 e L3),polmonari,pleuriche,linfonodali mediastiniche.E’ stato sottoposto a RT su tratto C1/C4 per una DT di 20Gy e a un solo ciclo di SUNITINIB 50mg,in quanto da esame radiologico è emersa una frattura patologica in C3(appare deformato a cuneo).Da un mese è seguito dalla sole cure palliative e prosegue ogni 28gg infusione ZOMETA.In considerazione del peggioramento delle sue condizioni(edemi declivi ed episodi di desaturazione)dopo la sospensione di SUNITINIB,vorrei un Suo parere circa la decisione di sospendere le terapie attive.Lasciandolo privo di cure specifiche per il tumore,a quali ulteriori complicazioni potrebbe andare incontro?Un altro centro oncologico lontano da casa suggeriva invece la possibilità di riprendere SUNITINIB in maniera continuativa e a un dosaggio inferiore.Per tale prosieguo,data la delicata situazione ossea,dovrebbe essere seguito da un centro oncologico vicino casa,ma gli oncologi interpellati ritengono rischiosi i trasferimenti,tanto da confermare la scelta di sospendere la terapia attiva.Nel caso la situazione dovesse mantenersi stabile,ritiene auspicabile riprendere le terapie attive?Grazie
RISPOSTA
Gentile Signora,
la situazione è molto pesante con una aspettativa di vita, purtroppo, limitata.
Dare un parere su un malato così delicato, in particolare in relazione ad una problematica e di squisita pertinenza di un oncologo medico, esula dalle mie specifiche competenze.
Con la mia ultratrentennale esperienza,mi limito a raccomandare, tuttavia, di privilegiare precipuamente la qualità della vita del paziente.
Sinceri auguri