Ricostruzione complessa ginocchio sx

    DOMANDA

    Buongiorno dott. Guarino e grazie del servizio che offre! Ho 29 anni, tempo fa ho subito un rovinoso infortunio giocando a calcetto, e ho riportato la lesione combinata del LCA – LCP e LCM, in che misura non si è capito. alle manovre meccaniche gli ortopedici consultati (finora 3) ahnno espresso pareri diversi. chi dice: LCA rotto, LCP lesionato, chi l’esatto contrario!in una ricostruzione ora sto nel pallone. H consultato due bravi ortopedici di Roma (dove vivo), ma il primo farbbe un trapianto autologo (quadricipitale per un rinforzo posteriore, x lui è solo lesionato) e semitendinoso x l’anteriore + ritensionamento a cielo aperto del collaterale. Un altro un trapianto da cadavere, con un tendine da cui prelevare entrambi i legamenti. Il colalterale nn lo toccherebbe!

    Io non so a quale affidarmi, umanamente mi ispirano entrambi, ma come tecnica quella autologa è piu pericolosa? i tempi di recupero (almeno x camminare senza stampelle) come varierebbero?quale è meno rischiosa?grazie

    RISPOSTA

    Immagino che i professionisti che l’hanno valutata si siano rifatti anche ad un’indagine RNM che avra’ confermato la loro diagnosi.

    Nessun dubbio sulla ricostruzione del LCA, se il LCP e’ solo parzialmente indebolito ma con buona tenuta tralascerei la sua ricostruzione,inoltre se ,come immagino,e’ passato piu’ di un mese dal trauma,e non persiste una lassita’ abnorme del LCM e punto d’angolo postero mediale,eviterei di ritensionare lo stesso e punterei verso un potenziamento selettivo del quadricipite e flessori del ginocchio,peraltro indispensabile in caso di ricostruzione del LCA.

    Sulla tecnica sono per trapianto autologo ovvero prelevato dal paziente ,sia semitendini che rotuleo.

    Arturo Guarino

    Arturo Guarino

    Direttore della struttura complessa di traumatologia dello sport all’Istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano. Nato a Torre Annunziata (Napoli) nel 1955, si è laureato in medicina e chirurgia nel 1980 all’Università degli Studi di Milano, specializzandosi poi in ortopedia e traumatologia e in medicina dello sport. Dal 1991 al 1994 è stato medico sociale dell’Inter.
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