DOMANDA
Gentilissima dott.ssa Angelica la ringrazio tantissimo per la tempestività con cui ha risposto al mio consulto. Sentivo che mi toccasse prima rispondere alle domande che faccio a me stesso: devo adattarmi a queste situazioni morendo dentro? sono proprio quello che mi fanno capire di essere? mi merito tutta la fatica di comprendere, forse, compatire, e accettare “gli altri con me” piuttosto che comprendere soltanto me stesso e lasciare agli altri la mera reazione che viene dal mio istinto… dai miei sentimenti? Bhè, allora devo pensare che quando lo riterrò assolutamente opportuno non devo attivare nessun freno allo sfogo di ciò che provo… Ci tengo a dirle che, in generale, nella vita, di fronte alle cattiverie non rispondo mai con reazioni negative, pensando che: trattare male una persona, anche se in maniera “giustificata”, è sinonimo di perdita di simpatia e di consenso. Penso che, ad esempio, rispondere con un minimo di disaccordo offensivo o rivendicativo nei confronti del mio collega potrebbe non giovarmi nel momento del bisogno, nel quale, mi negherebbe un aiuto. Forse non mi sono mai capacitato del fatto che valesse più il rispetto che qualsiasi altra cosa… i voti agli esami, un passaggio necessario con l’auto, ecc… Ancora un grazie infinito. Buon lavoro.
RISPOSTA
Carissimo Antonio, ogni persona è sempre di più .. Più di quel che crede d’essere o che altri le fanno credere .. Più di ciò che le sue performance testimoniano.. Più di ogni attesa..
A volte una persona è anche ‘oggetto’ (sob ! per il termine) delle proiezioni altrui, ovvero delle immagini che altri riversano su di lei/lui.. Normalmente si tratta di immagini rifiutate e quindi ‘addossate’ ad altri.
Altre volte ci si imbatte in chi si sente forte denigrando l’altro.. E in questi casi a ‘sbagliare’ non è certo la vittima..
Il mio incoraggiamento in questi casi e in altri è quello di incontrare se stessi per poi poter eventualmente avvicinare l’altro. non invito certo a ‘morire dentro’ o a ‘soffocare le emozioni’.anzi incoraggio ad avvicinare le proprie emozioni e a crescere, quindi vivere ..
Quanto alle ‘reazioni’ ribadisco ciò che ho appena scritto ad altra persona che mi ha chiesto un consulto. Vi è una tecnica comunicativa classica che prevede un copione del tipo
‘Quando tu mi dici/o fai/o ti atteggi, IO mi sento … [puntualizzare emozioni, pensieri.]’ la quale punta alle emozioni e a rendere consapevoli che in fondo la comunicazione è una trasmissione emotiva.. Se avesse quindi l’occasione di palesare i sentimenti che prova lei la invito ad avvicinarsi agli altri attraverso questa modalità con cui contemporaneamente rivela se stesso e aiuta gli altri a scoprirsi… perché tutti vivano e nessuno soffochi.
Grazie a lei per la gentilezza.