DOMANDA
Salve dottoressa,sono alessandra,una mamma di un bambino,michele,che il 2 dicembre fara’ 2 anni.La mia preoccupazione nasce dal fatto che mio figlio non ancora parla, neanche una parola,a volte dice ma-mamma,e basta non indica cio’ che vuole,ma piange e per dire se vuole bere si alza sulla cucina e piange e avolte ci spinge per farci capire che ha sete,non fa ciao con la manina,se gli chiedi di prendere una cosa a volte lo fa altre no.Per il resto e’ un bambino gioioso,vivace,sorride ,mi abbraccia e mi bacia,gioca con il fratellino e il papa’,a palla,a rincorrersi,a volte tenderebbe a ripetere dei gesti o giochi,ma poi da solo sti stacca e fa altro.Tra l’altro il pediatra di mio figlio mi ha detto che pero’ se un bimbo intorno ai 18 mesi non abbia formulato almeno 3 parole di senso compiuto bisogna indagare,e io l’ho fatto.Siamo stati da una neuropsichiatra che ha visto il bambino una volta per 20 minuti,e ha detto,che si nota una certa immaturita’,che il bambino non prende iniziativa nel gioco, e che a volte tenderebbe a ripetersi,ma che e’ un bambino molto dolce e affettuoso,ci ha detto che era importante portarlo a scuola e che ci sono anche terapie che aiutano il bambino a sbloccarsi,ma che non c’era alcuna urgenza.Poi l’ho rivista dopo 2 giorni senza mio figlio e a detto una altra cosa cioe’ che miofiglio le doveva fare le terapie,allora io ho detto ma credete sia nello spettro autistico? e lei ha detto beh si.Dott.mi sembra molto strano tutto questo,che pensate?grazie
RISPOSTA
Cara Signora, oggi sappiamo che se un bambino ha problemi nella comunicazione è bene interventire presto per favorire questa funzione davvero importante nella crescita del bambino. A 2 anni è molto presto per essere certi della diagnosi, per cui può capitare che si osservino degli atteggiamenti, come il fatto che non indichi le cose che vuole, o che si alzi per soddisfare i suoi bisogni come bere, senza utilizzare linguaggio o altre forme di comunicazione, che suggeriscono che è il momento di insegnargli come fare, altrimenti si deve inventare da solo modi per farsi capire, come piangere, o spingere. E’ vero che alcune delle cose che lei ha descritto rientrano anche nei disturbi dello spettro autistico, oppure potrebbero essere dovuti ad un disturbo del linguaggio che coinvolge anche la comunicazione. Una nuova osservazione e valutazione con la neuropsichiatra potrà dirimere i dubbi rispetto all’inquadramento diagnostico. La fortuna è che sia che si tratti di un disturbo della pragmatica e della semantica del linguaggio che di un disturbo dello spettro autistico, la terapia da fare è il potenziamento della comunicazione, partendo dalla motivazione del bambino, attraverso tecniche cognitivo-comportamentali.