Sclerosi multipla e informazione

    DOMANDA

    Buongiorno prof. Veronesi,
    ho quasi 37, sposato, con un bimbo bellissimo e da circa un anno e mezzo so di essere malato di sclerosi multipla. Questa mia condizione mi ha portato a conoscere un mondo che la maggior parte delle persone non immagina neanche. Questo mondo si divide in due grandi gruppi: quelli che vivono con la sclerosi multipla, con le paure, i disagi, la fatica, le cure, le frustrazioni e quelli che vivono DI sclerosi multipla. Le multinazionali farmaceutiche spendono milioni in ricerche di nuove terapie, ma non un centesimo per la ricerca di cure. Interessa che rimaniamo malati, solo cosi’ rappresentiamo una fonte inesauribile di profitto. Ne e’ dimostrazione il fatto che terapie poco costose, ma in molti casi straordinariamente efficaci come l’LDN (low dose naltrexone), o la terapia chelante vengano semplicemente ignorate, talvolta derise. Un malato di SM costa allo stato dai 18 ai 25.000 euro/anno, se non ha disabilita’, altrimenti si arriva anche a 45.000. La recente scoperta da parte di due medici italiani, il prof. Zamboni e il dott. Salvi, della CCSVI (insufficienza venosa cerebro spinale cronica) come possibile causa originaria della sclerosi multipla viene ignorata dai media, soprattutto italiani. La TV canadese ha trasmesso un servizio in prima serata su questo, in Italia c’e’ completo ostruzionismo, si fa fatica a portare avanti persino la sperimentazione. Fa paura, paura che per le big pharma diminuiscano i profitti, che per i neurologi diminuisca il lavoro. Fa paura che noi possiamo guarire e questo e’ disumano. Spero che si inizi a parlare di questo, in televisione, sui quotidiani, in tutti gli ambienti scientifici. Ma come malato e cittadino di un paese che ha come ministro della salute il marito del direttore generale di Farmindustria, non mi sento affatto tranquillo, ne’ tantomeno tutelato.
    La saluto cordialmente

    RISPOSTA

    E’ comprensibile la frustrazione e l’angoscia di chi soffre di sclerosi multipla e personalmente capisco il suo stato d’animo, ma sulla sclerosi la ricerca continua con alterne fortune e non credo che un’industria farmaceutica potendo realizzare una terapia definitiva non la conduca in porto.