DOMANDA
cara dottoressa, ho 30 anni, circa dieci anni fa mi hanno affidato un bimbo di 5 anni. Avevo appena avuto un lutto, non stavo bene, ma ero disoccupata cosi accettai, nonostante la mia inesperienza.I genitori non si facevano mai sentire, ero sovraccarica di lavori domestici in un ambiente senza igiene.Un giorno mi è salita una tale rabbia per come venivo trattata..mi lasciavano i panni sporchi gettati per terra..i piatti incrostati..me la sono presa col bambino, per giunta abbandonato davanti alla tv.. lo ho schiaffeggiato violentemente. Lui raccontò l’accaduto alla sua famiglia che ovviamente non volle più vedermi nonostante il mio desiderio di chiedere scusa.Non so perchè dopo tutti questi anni mi assalgano i sensi di colpa. Sento di non meritare le cose belle della vita. Vorrei il perdono ma lui ora avrà 15 anni e forse non ci riconosciamo piu..ho il terrore che sia cresciuto con l’odio per me che venga a farmi del male. Secondo lei si ricorda di quel episodio? come posso perdonarmi?
RISPOSTA
Il perdono è soprattutto un lavoro emotivo che richiede il passaggio da emozioni sul versante rabbia e paura ad altre su quello fiducia e pace. Non cambia che cerchiamo di perdonare noi stessi o gli altri, anzi spesso vi è una sovrapposizione fra i due percorsi. Credo sia più naturale perdonarsi e perdonare che non rimanere in uno stato di incapacità di ricostruire una relazione che – anche involontariamente – si è spezzata. Cosa blocca questo naturale scolorire delle emozioni nel tempo ? Non conosco tutta la sua storia e il suo modo unico di interfacciarsi con il mondo. Posso però ipotizzare che vi sia un ‘sistema di giudizio’. Questo porta a valutarsi dall’esterno e a non sentirsi mai a posto. Altre volte vi è un esagerato ‘sistema di controllo’. Si crede che tutto dipenda da sé. In realtà la vita emotiva non viene scelta. Ciò su cui si può decidere è semmai il modo in cui gestire i propri vissuti emotivi.
Non so se a bloccarla sia il GIUDIZIO (troppo severa con se stessa ?) o il CONTROLLO (troppo esigente con sé e con qualche difficoltà a vivere in pienezza le emozioni).
Lascio a lei interrogarsi e trovare le forme complementari di ACCOGLIENZA (anziché giudizio) e di SPERANZA (anziché controllo).
La vita tavolta ci sorprende e con toni negativi.
Non soccomba. Riprenda a credere in una se stessa che può, che vale e che sa ritornare a sorridere sulla propria vita.