Sintomi sessuali dopo tumore al seno

    DOMANDA

    Sono stata operata di tumore al seno 5 anni fa. sottoposta a chemio e radio. Mi sono stati prescritti gli inibitori dell’aromatasi, da me mal tollerati perche mi procurano forti dolori alle ossa. Dopo un altro anno mi sono ritornate le mestruazioni e quindi mi e’ stata prescritta la fiale trimestrale di enantone. Parecchi disagi, non tanto per le vampate ma per il senso di gonfiore generale e perche’ la terapia mi provoca una importante secchezza vaginale e impossibilita’ ad avere rapporti intimi. Ormai sono quasi tre anni, nonostante il ginecologo mi abbia prescritto gel e ovuli a base di vit. E. All’ultima visita il ginecologo mi ha riscontrato una distrofia vulvare, dicendomi che tale patologia potrebbe portare a un cancro della vulva. Sono piuttosto demoralizzata. A 49 anni una donna ha diritto alla propria femminilita’, vorrei tanto riprendere la mia vita sessuale. Inoltre ho frequenti pruriti genitali. Insomma, non vivo più e sono anche aumentata di dieci chili. Che cosa posso fare?

    Cordiali saluti

    Orietta

    RISPOSTA

    Gentile Signora,

    intuisco bene la sua crisi profonda e anche i molti problemi coniugali che ne derivano. Già il tumore al seno è un attacco grave alla femminilità. Se poi compaiono anche sintomi menopausali, secchezza vaginale, impossibilità ai rapporti per il grave dolore e distrofia vulvare, il gusto di sentirsi donna e amata, anche fisicamente, è veramente colpito al cuore. Che cosa può fare? Per la secchezza vaginale, è molto utile la palmitoil-etanolamide, in cannule vaginali da applicare due-tre volte la settimana. Questa sostanza, già normalmente presente nel nostro corpo, ha un’ottima azione antinfiammatoria e lubrificante e può essere usare in piena sicurezza dalle donne che hanno avuto un tumore al seno. Contrasta l’aumento di infiammazione locale vaginale, tipico delle condizioni di atrofia, causate dalla mancanza di estrogeni. Può aiutare anche per ridurre il prurito vulvare. In parallelo, dovrebbe effettuare un automassaggio con stretching del muscolo che circonda la vagina (elevatore dell’ano). L’obiettivo è migliorarne l’elasticità e gradualmente ri-allargare l’entrata vaginale, ora chiusa a causa dell’atrofia vaginale e della distrofia vulvare. E’ un esercizio semplice, che insegno alle mie pazienti nel corso della visita. Prima lo si inizia, dopo la chirurgia al seno, e meglio è. Data la grave atrofia vaginale di cui soffre e le pesanti ripercussioni sul suo umore, sul suo senso di femminilità, sulla sessualità e sul rapporto di coppia, credo sia giusto riconsiderare l’utilizzo in vagina di un estrogeno sintetico come il promestriene, parlandone con l’oncologa curante. Si tratta di un estrogeno che, grazie alla particolare struttura, resta a livello della mucosa vaginale, di cui migliora nettamente lo spessore e la elasticità. Non supera la membrana basale ed ha quindi solo azione locale, con ottimo profilo di sicurezza, diversamente dagli estrogeni naturali bioidentici (quali l’estriolo e l’estradiolo) che invece vengono, seppur minimamente, assorbiti (intorno all’1%). Molti oncologi attenti alla qualità della vita delle pazienti considerano favorevolmente questo aiuto: “perché la donna non è una mammella che cammina”, come dice una mia paziente, ma è un persona che vuole vivere con pienezza la sua vita, anche sessuale. Per la distrofia vulvare, concordo con l’indicazione del cortisonico a dosi decrescenti, e della vitamina E, applicata due volte la giorno. Altre creme idratanti con estratti vegetali possono dare molto sollievo. L’importante è non arrendersi e cercare di ridare anche all’apparato genitale quell’attenzione e quella cura che ne mantenga integri (o almeno sufficientemente buoni!) l’anatomia e la funzione. Glielo auguro di cuore.