DOMANDA
Gent.mo prof. Olivieri,
mi chiamo Manuela *, abito a Piombino, ho 56 anni e sono affetta da spondilite anchilosante (HLA B27+). I dolori alla schiena sono iniziati verso il 1983, per un po’ li ho ignorati, poi sono stati mal interpretati.Solo verso il 1986-’87, la dottoressa Elena * ha fatto una diagnosi precisa.
Ho iniziato dunque con esercizi fisici mirati e FANS; dal ’90 uveiti recidivanti mi hanno condotto alla Sulfasalazina, che in seguito ad un’ulcera ho abbandonato, per un periodo ho preso il Celebrex, ma le uveiti tornavano sempre più spesso; il Celebrex era troppo blando e così sono passata al Naprosyn 500 e dal 2006 al Methotrexate: una iniezione alla settimana, prima da 7,5 poi da 10, con 1/4 di Medrol ogni mattina. All’inizio questa terapia mi permetteva di prendere il Naprosyn solo un paio di sere la settimana, ma negli ultimi due anni, se non lo prendo almeno 5 volte, la mattina non riesco ad andare a lavorare. Inoltre nel 2010 ho avuto un edema maculare cistoide. Negli ultimi due anni la dottoressa, per cause che lei forse conosce, non ha più potuto seguirmi. Al dramma di . un’amica, si è sommato il senso di smarrimento come paziente. Vorrei da lei, che lavora ormai per me così lontano, un consiglio su dove e a chi rivolgermi (Pisa?) anche per iniziare eventualmente una terapia con i farmaci biologici. Cordiali saluti Manuela *
RISPOSTA
Gent.ma Sig.ra Manuela,
in poche righe ha detto tutto. Ha bisogno della terapia con farmaci biologici. Se Elena avesse continuato a seguila sarebbe in terapia da anni. La prenderei volentieri in cura se non fossimo separati da una distanza raggurdevole. Le consiglio di rivolgersi al Dott. Fabrizio Cantini della Divisione di Reumatologia dell’Ospedale di Prato.
Cordiali salutii
Ignazio Olivieri