DOMANDA
Gentile Dottore Bulgheroni, mi rivolgo di nuovo a Lei per dirimere un dubbio al quale non riesco da sola a trovare risposta. Da qualche tempo nel mio ufficio sviluppo software hanno allocato una stampante laser a circa un metro sulla destra dalla mia postazione (oltre le due già presenti), per adibirla a macchina da test. Questa nuova macchina è attiva consecutivamente almeno sei ore al giorno, cioè vi stampano centinaia e centinaia di pagine al giorno.
L’altro ieri sera di ritorno dal lavoro, mi sono impressionata vedendo che nel mio espettorato erano presenti grosse macchie di colore nero come il carbone. Premetto che non ho MAI fumato una sigaretta nella mia vita, che non avevo ancora cenato e che non avevo ingerito nulla se non acqua. Secondo Lei, la presenza di queste macchie può essere correlata all’inalazione di polveri emesse dalla stampante? Il mio espettorato non è MAI stato nero… Consideri inoltre che io prendo ALIFLUS 50/250, una inalazione alla mattina e una alla sera, per guarire da quella che sembrerebbe sinora una brutta bronchite. Considerando anche che assumo un broncodilatatore, può essere dannoso sedere otto ore al giorno in un ambiente non grande, accanto ad una stampante laser sempre in funzione? Se non ci fosse una correlazione con la stampante, a cosa potrebbero essere dovute
quelle macchie nere così poco rassicuranti?
Grazie della sua disponibilità. Saluto cordialmente.
RISPOSTA
Gentile signora, non sono mai stati segnalati disturbi bronchiali legati a stampanti laser, anche se in attività per molte ore al giorno. Sarebbe diverso se una persona inalasse direttamente la sottile polvere del toner, ma ciò non è assolutamente possibile, in quanto le cartucce sono sigillate e a tenuta stagna. Le consiglio di continuare la terapia in corso con il broncodilatatore. Le suggerisco, inoltre, come già detto nella precedente risposta, di effettuare un controllo radiologico del torace. Se persistesse l’espettorato “nero”, eventuali esami di laboratorio sull’escreato (esame colturale e ricerca cellule anomale).
Cordiali saluti.
Dr. Paolo Bulgheroni