DOMANDA
Gentile dottoressa,
sto cercando di essere e diventare me.L’altro giorno, ancora addormentata sono andata al bar e un tipo attraente una 10ina di anni più grande di me ha attaccato bottone (io canticchiavo la canzone in sottofondo, quindi forse l’ho un po’ provocato).Ero a mio agio, divertita e divertente. Poi, entro il minuto successivo, mi è “tornata la ragione”, non riuscivo più a guardarlo, l’ho salutato di fretta e sono andata via. Sempre nello stesso bar (che coincidenza!)ho incontrato un musicista che mi piace, anche lui una 10ina di anni più grande, e ai cui concerti ho assistito. Non sono riuscita a fermarmi: l’ho avvicinato e gli ho detto che i suoi concerti mi piacevano molto. Lui non si aspettava di essere abbordato da una sconosciuta, è stato infastido e freddo, ma poi si è sciolto. Sono uscita, l’ho ritrovato 5 min dopo per caso alla stazione, molto più amichevole, e lì mi è arrivata la timidezza (?), quindi sono scappata. Vivo la mia iniziale estroversione e il successivo ritiro con molto disagio, mi fuorviano. Non capisco se io sono quella che fa volentieri il primo passo (mi sento così bene, dopo!), oppure quella che è ultratimida – e teme il rifiuto, forse- che arriva subito dopo. Se sono tutte e due, vorrei un ponte tra le due me, magari lei dottoressa mi può aiutare a costruirlo. I miei ragazzi passati sono sempre stati insistenti, ed io ero “felicemente” costretta nella relazione. Sì, ho paura di non piacere.
Grazie mille
RISPOSTA
Lei dice giustamente che non cerca risposte, ma se stessa. Dove si nasconde ? Sembrerebbe dietro a delle paure: del rifiuto, di non piacere, che sia lui a cominciare ….
Allora, verrebbe da dire, rimuoviamo le paure e troviamo/liberiamo la ragazza !
Questo forse è l’errore.
Anche le paure sono parte di sé ed è accettandole, capendole, integrandole nel proprio essere che si possono ‘cavalcare’, cioè sconfiggere dominandole.
Come fare allora per ‘accettare’ una paura ?
1. Riconoscere che dietro ad essa si cela un bisogno … nel suo caso sembrerebbe quello di stabilire relazioni almeno amicali … ma forse lei può trovarci anche dell’altro
2. Dare espressione a questo bisogno, magari in contesti e/o con persone che meno spaventano … per poi progressivamente spingersi verso situazioni più complesse
3. Ammettere che le stesse paure e similari bisogni ci rendono tutti un po’ simili. Anche gli altri possono desiderare di entrare in relazione, ma temere di non farcela …
4. Dare vita ad uno spettro anche più ampio di emozioni …. ad esempio la curiosità, il senso di sfida, a volte la soddisfazione anticipata consentono di agire anche continuando a provare la stessa medesima paura.
Cosa non fare ?
a) Negare la paura. Le emozioni non si comandano. Come non può dirsi: arrabbiati, ora smetti, poi sentiti in colpa, adesso prova gioia…. così non può a comando dirsi ‘non avere paura’…. anzi per un effetto rimbalzo forse in questo modo finirà con il ricordarsi ancora di più di essere impaurita.
b) Avere fretta. Ogni trasformazione nel proprio modo d’essere e ogni cammino verso la scoperta di sé richiedono tempo e pazienza… comportano cadute e aspettano il risollevarsi.
c) Chiudersi…. Piuttosto parli delle sue paure con qualcuno se possibile o almeno raccontandosi in un diario che curerà grosso modo giornalmente.
d) Pensare che il passato è ciò che le crea disturbo. Lo è solo se glielo consentiamo. Ogni giorno ha la sua pena… Meglio considerare il ‘passato come passato’ e affrontare semmai la fatica quotidiana nel gestire le proprie emozioni e nel ritrovarsi.
Le auguro di incontrarsi con gioia non libera dalle paure, ma capace di procedere con esse, attraverso queste e per mezzo di loro conoscersi meglio… Provi a seguire qualcuno dei punti che le ho abbozzato o altri che la sua sensibilità le suggerirà. Non pensi alle paure, ma stia sulla sua voglia di viversi, un passetto alla volta, meglio se in avanti.