Trapianto di cornea e rigetto

    DOMANDA

    Buonasera dottore, io ho fatto un trapianto perforante per cheratocono nell’ormai lontano 1990, e da allora non ho avuto grossi problemi tranne un rigetto presto rientrato sempre nel 1990, e un astigmatismo corretto con LAC.Poco tempo fa però ho avuto qualche disturbo di vista e un po’ di rossore a cui non ho fatto molto caso, finchè una mattina mi sono svegliata con quel rossore con forma a cerchio e un dolore terribile, era un rigetto.Purtroppo però nonostante le cure con antibiotici e cortisone per endovena stavolta non è rientrato, e mi è stato detto che devo rifare tutto.Il mio morale è a pezzi, avrei accettato una cosa così poco dopo l’operazione, ma non dopo 23 anni quasi. Io vorrei chiedere:
    1)Il mio occhio accetterà una nuova cornea?
    2)Se non la dovesse accettare perderò l’occhio? A questo non voglio neanche pensarci, ma mi terrorizza
    3)Ci sono sforzi da parte della ricerca scientifica per cercare di eliminare il problema del rigetto (con cellule staminali o qualsiasi altra cosa)?(Pensavo per esempio a staminali usate come antirigetto, o ricostruendo tessuto andando oltre l’epitelio, io spero proprio di essere ancora al mondo quando si sarà arrivati a ricostruire non dico tutta la cornea, ma almeno parti un po’più consistenti del solo epitelio).
    La ricerca in in generale sta comunque lavorando per risolvere questo problema?Perchè direi che il trapianto deve ancora essere (molto) perfezionato se dopo oltre 20 anni è ancora possibile un rigetto incurabile.
    Grazie

    RISPOSTA

    E’ rarissimo avere un rigetto dopo anni dal trapianto e bisognerebbe essere sicuri che tale sia: potrebbe trattarsi di altra malattia infiammatoria per cui la prognosi potrebbe cambiare. L’esecuzione di un nuovo trapianto è a rischio maggiore rispetto al primo e in ogni caso deve essere effettuato quando l’infiammazione è spenta. La applicazione di cellule staminali non è per ora contemplata in casi come questo. Le consiglio quindi di seguire tutte le indicazioni per controllare al meglio la situazione attuale per predisporre al meglio l’occhio in vista di nuove possibili applicazioni terapeutiche. Cari saluti, Alessandro Galan