DOMANDA
Gentile dottoressa,
non ho mai avuto attacchi di panico quindi non riesco a capire interamente tutti i problemi di chi soffre di tale malessere. Ho conosciuto una persona (che adesso mi è cara)che ha attacchi di panico, spesso si rifugia in momenti di isolamento a causa di mal di testa ecc. quello che vorrei sapere io è qual è il modo giusto per stare accanto a lui, senza fargli “male” (il suo isolamento implica la rottura di molti rapporti interpersonali) ad es. è giusto fargli notare il suo comportamento? gli analisti possono aiutare le persone con problemi, ma gli altri (amici, famiglia…) come sanno cos’è giusto fare?
RISPOSTA
Sono felice della tua domanda poiché mi da la possibilità di sottolineare l’importanza che hanno coloro che sono vicini a chi soffre di panico, tanto che nel mio libro “GLI ATTACCHI DI PANICO “Ed. Liguori ho dedicato un capitolo a questo argomento.
Pur essendo animati dalle migliori intenzioni, non è sempre facile per i familiari e per gli amici comportarsi in modo costruttivo e sapere cosa fare in queste situazioni.
Abitualmente chi soffre di disturbo di panico è consapevole di non stare bene e di avere bisogno di cure, ma questo non sempre facilita il compito di chi gli è vicino. Alle volte può capitare che queste persone si sentano giudicate per il problema che le riguarda,o ancora che, chi gli sta intorno, possa minimizzare il problema stesso. La cosa ottimale è riuscire a parlarne con serenità e chiarezza, magari informandosi assieme giungendo alla conclusione che si tratta di un disturbo mentale e non fisico che affligge non solo lui ma molte altre persone e per il quale ci sono cure specifiche molto efficaci.
A volte, pur rendendosi conto di averne bisogno, rinvia anche per mesi o anni l’incontro con uno psicoterapeuta. Purtroppo mi capita spesso di ricevere persone che soffrono di panico da diversi anni anche 10 o addirittura di piu’ e solo perché spinte o dal disagio che ha reso la loro vita invivibile, o da persone care che hanno smesso di comprendere e giustificare costringendoli finalmente ad affrontare, decidono di iniziare una terapia adeguata.
Non giustificate, non sperate che cambieranno il panico peggiora. Spingete ad affrontarlo gentilmente ma fermamente.
È molto importante raccogliere, sempre assieme, informazioni e materiale divulgativo che trattino in modo scientificamente corretto il problema.
Atteggiamenti di superiorità, giudizio, compatimento, non solo non servono a nulla, ma anzi suscitano risentimento, frustrazione, sensazione di incomprensione, demoralizzazione e, talvolta, reazioni di rabbia e aggressività. Durante la crisi di panico, infatti, la persona si sente veramente male ed è come se stesse veramente per avere un infarto o per svenire e, al di fuori della crisi, si rende perfettamente conto da sé dell’assurdità delle proprie paure, ed e’ per questo che decide,erroneamente, di essere in grado di superarle semplicemente con la forza di volontà.
Gli episodi di panico possono essere scatenati da eventi stressanti anche di minima entità; un contrattempo, una discussione animata, un ritardo, una brutta notizia, o un cambiamento nella routine quotidiana, ma tutto ciò fa sentire le persone sempre piu’ fragili ed inadeguate.
E’ fondamentale intraprendere una psicoterapia, il piu’ presto possibile. che possa aiutare prima di tutto la persona a ripristinare un rapporto di fiducia con se stessa, e che gli fornisca degli strumenti per gestire la sua paura non facendola piu’ cadere nel panico, cominciando a riprendere in mano la propria vita.
Spero che questa serie di piccoli accorgimenti possano esserti utili per intraprendere un cammino sereno accanto al tuo uomo, e se avrai bisogno di altri chiarimenti, chiedi pure.