DOMANDA
Ho conosciuto il mio ex ragazzo per strada.La sua situazione era molto precaria (né lavoro né casa fissa)ed io ho provato ad aiutarlo come ho potuto,non dandogli soldi(nonostante lui me li chiedesse)ma trovando opportunità.Nei momenti in cui si arrabbiava mi diceva di tutto,per poi scusarsi profondamente dopo, quando tornava in sé.Ultimamente era di nuovo nei guai ed ho rinunciato a fare le mie cose di nuovo,sperando che questa fosse la volta buona che si metteva sulla via sana.Tutti possiamo sbagliare.Davanti al suo non apprezzamento per i miei sforzi mi sono rifiutata di continuare e l’ho mandato fuori casa.Lui non sembra voler capire che non ho più intenzione di aiutarlo perché mi sento non riconosciuta e offesa. Ho qui i suoi vestiti e lui userà questo come un modo per riallacciare i contatti. Perché mi sento che ho fatto la cosa giusta ma sto tanto male? Perché sento che mi manca il centro e che ora sono io quella che può scivolare nei pensieri bui?meglio se vedo un esperto?
RISPOSTA
E’ noto il fenomeno dei ‘superstiti’. Persone rientrate salve da un incidente che ha coinvolto amici o familiari o da eccidi o violenze di varia natura che hanno visto scomparire affetti e spesso anche qualche estremo di dignità umana si ritrovano a ‘sentirsi colpevoli’.
Lo sguardo esterno suggerirebbe ampiamente che loro sono ‘vittime’ non colpevoli.
Lo stesso identico fenomeno si osserva nei bambini abusati o nelle donne oggetto di violenza da parte dei loro compagni. La parte debole ovvero la vittima si sente colpevole.
Ebbene ho come l’impressione che anche lei si senta – mi pare ingiustamente – colpevole e si stia chiedendo cosa dovrebbe fare o avrebbe dovuto fare.
Certo, la psicologia ha fornito delle piste interpretative di questo diffuso fenomeno per cui sembra essere più ‘semplice’ sentirsi in colpa piuttosto che riconoscere di venire ingiustamente trattati senza un motivo o per motivi che sembrano stazionare ben oltre la comune ragione.
Più facile pensare che ‘abbiamo il controllo sulla situazione’ piuttosto che ‘sono vittima e non so cosa fare, né perché mi capita questo’.
Proviamo ora a spostare ulteriormente la dolorosa spina. Serve chiedersi se si è vittime o colpevoli ? Serve proprio sempre cercare ‘cosa fare’ ?
Esiste qualche alternativa. Una immediata consiste nell’interrogarsi più sul ‘chi sono’ che non su ‘cosa devo fare’. Questa seconda dimensione può essere una conseguenza della prima – a fronte di un sé solido – ma potrebbe anche tradursi in forme di alienazione se vista come motore principe dell’agire.
Il senso di colpa (quella che mi pare essere la sua emozione prevalente ora) può giocare i brutti scherzi che ho descritto sopra, ma ha anche un vantaggio che lo rende ‘splendido’.
Ci si sente in colpa per comportamenti (gesti, parole, atteggiamenti.) fatti od omessi. La colpa riguarda quindi ciò che emana da noi, ma non noi stessi.
Un conto è la persona, altro sono le sue azioni. La colpa va semmai a mettere in discussione le seconde preservando il nostro nucleo di ‘esseri unici e irripetibili’.
I comportamenti possono essere discutibili e sempre si può trovare qualcuno o qualche punto di vista che evidenzia la loro problematicità, fallacia, limitatezza, inopportunità.. o qualsiasi altra debolezza che innegabilmente accompagna l’agire umano.
Le persone invece hanno una integrità e un valore che va ben oltre le loro azioni.
Carissima, il mio augurio è che lei si ami, si apprezzi e creda di valere perché esiste, perché c’è, in quanto è un essere vivente.
Le sue azioni possono farla percepire vittima o colpevole, ma non sono lei stessa.
Lei vale, lei può e lei sa credere in se stessa. Nessuno può farlo meglio di lei.
Le consiglio quindi di vivere con la massima serenità il turbamento emotivo che la coglie. E’ evidente che questo è parte di lei e la disturba, ma forse può anche aiutarla a crescere.
Si ricordi però che lei non è le sue emozioni, né i dubbi o le incertezze che la prendono. Lei viene prima e staziona oltre tutto questo.
Provi a sorridersi e a vedersi oltre a ciò che le capita (le parole non sono casuali, io ho davvero la percezione che lei sia un po’ vittima). Pian piano vedrà che anche la vita inizierà a sorriderle e se la sentirà di ‘mollare la presa’.
E’ tanto difficile scegliere per la propria vita. Figuriamoci per quella degli altri !